All’Olimpiade il tempo lo ferma Omega
| Categoria | Agonismo | 26 febbraio 2010 |
L’Olimpiade è un agglomerato di tante cose: agonismo, comunicazione, mobilità , organizzazione, aggregazione, tecnologia. Quest’ultima trova nell’evento a cinque cerchi la sua massima espressione. Tutti i venue dell’area olimpica sono cablati e interconnessi all’interno di una rete formidabile che fornisce in tempo reale dati e informazioni su svolgimento gare, data base atleti, risultati parziali e definitivi. Un grande contributo a questa macchina da guerra dell’informazione è firmata da un’azienda svizzera che “da sempre†è partner del CIO per quanto riguarda il cronometraggio: Omega. Si proprio l’azienda del simbolo greco, vero concentrato di tecnologia che qui a Vancouver ha portato un esercito di tecnici pari a 240 che a loro volta gestiscono altri 440 volontari e che, tanto per sciorinare qualche numero pesante, hanno montato 250 tonnellate di strumentazione e oltre 100 chilometri di cavi e fibre ottiche.
Ci parla di tutto ciò Christoph Berthod, gran capo delle operazioni in casa Swiss Time, proprietaria anche dei marchi Longines, Tissot e Swatch. “Nel 1964 il Comitato Olimpico ci scelse tra una rosa di cinque aziende per l’affidabilità dei nostri cronometri di allora, e dopo quasi mezzo secolo la nostra relazione con loro si rafforza sempre piùâ€. È una questione di capacità , competenze, disponibilità e soprattutto fiducia.
I Giochi Olimpici sono anche l’occasione per fotografare lo stato dell’arte del sistema di cronometraggio e di tutto quello che ne consegue. “E’ un mondo sempre più interallacciato dove il dato del tempo deve essere sincronizzato con tanto altro†prosegue Berthod “dal data base delle informazioni legate a record, dati tecnici e il peculiare della disciplina, fino alle immagini dell’atletaâ€. Il tutto in chiave televisiva, perché è sul piccolo schermo che si gioca la partita del successo di un’Olimpiade.
Sembrano ormai lontani i tempi dell’Olimpiade di Sydney quando alla vigilia dell’evento ci si accorse che IBM aveva messo a punto una gestione dei dati che non accettava le informazioni fornite da Omega. “Furono momenti piuttosto intensi ma che superammo accollandoci in toto la gestione dell’informazione anche sul fronte televisivoâ€. E dal 2000 infatti Big Blue non è più partner del CIO.
Un tempo l’argomento era lo sviluppo elettromeccanico del cronometraggio, oggi la battaglia apparentemente si è spostata sul software. “Si è vero, sviluppiamo una infinità di programmi ma creiamo anche prodotti nuovi, come per esempio la pistola dello starter nel pattinaggio di velocità dotata anche di flash o un nuovo gate per lo sci alpino con un doppio controllo meccanico ed elettronico dove l’uno fa da backup all’altroâ€.
Il manager svizzero prosegue entusiasta nell’elencare tutte le novità Omega in questi XXI Giochi Olimpici Invernali, e la fa con un certo orgoglio, e ne ha ben donde. “Ma vogliamo parlare del fotofinish con 200 fotogrammi al secondo?†certo che si, e così scopriamo che in realtà sono due le fotocamere, una fa da copia all’altra nel caso la punta del piede dello sciatore o del pattinatore sia coperta. “E poi, non si sa mai, può anche succedere che una smetta di funzionare, abbiamo l’altra che subentraâ€.
Berthod starebbe ore a raccontarci i prodigi della tecnologia “made in Swiss†che i suoi ragazzi sviluppano quotidianamente, ma ci colpisce in particolare il nuovo tema del GPS integrato nel trasponder dei fondisti. Si tratta di un piccolo oggetto del peso di soli 90 grammi che, oltre al chip per il rilevamento dell’atleta all’arrivo, contiene un minuscolo navigatore satellitare dotato di trasmittente che emette 5 segnali al secondo e che le antenne disseminate lungo il tracciato, rilevano con assoluta precisione. “Questo è un classico esempio di quanto siamo a servizio del commento televisivo†prosegue Berthod “perché grazie al GPS possiamo dare una maggiore informazione non solo in termini di distacco temporale in minuti e secondi, ma anche in metriâ€.
Chissà cos’altro c’è da inventare, ormai sembra impossibile pensare ad altre evoluzioni. Sorride Berthod, sapendo già cosa bolle in pentola. “See you in Sochi†ci dice salutandoci. Ne parleremo tra quattro anni, magari con Cindy Crawford, una che “da sempre†ha scelto Omega.
Carlo Brena / Vancouver














