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Intanto sventola la bandiera bianca (e rossa).

CategoriaAgonismo23 febbraio 2010

Non ricordo tante bandiere tutte insieme, tutte della stessa nazione e tutto nello stesso luogo, dal novembre 2001 a New York. All’epoca mi trovavo a New York per seguire la maratona e da quaranta giorni le torri gemelle erano cadute sotto la follia del terrorismo: ad ogni angolo la bandiera a stelle e strisce, alle finestre, sulle macchine dei taxi, ovunque. Persino le pins infilate sui risvolti di impeccabili doppio petto. Allora come oggi c’era lo spirito di una nazione e l’unione dei suoi cittadini, proprio come qui sulla costa ovest del continente che, per ospitare i Giochi Olimpici, il Canada ha rispolverato quel senso di “Paese” che onestamente non conoscevamo. Il simbolismo della bandiera emerge in queste occasioni, e lo sport ha uno straordinario potere (peraltro non scritto e forse nemmeno scrivibile e descrivibile), soprattutto se è il vento olimpico a sventolare i drappi con la foglia d’acero.

Il rosso è il colore di fondo di questa Olimpiade. Qui lo indossano persino: cappelli di lana, sciarpe e guanti rossi sono obbligatori per sentirsi canadesi dentro o, per meglio dire “Canadiens inside”. Ma ciò che impazza è la maglia della nazionale di hockey, rossa come nessun’altra sa esserlo, e con quella bella foglia d’acero a ricordare l’unicità naturale e naturalistica di questo grande Paese. La maglia è rigorosamente a maniche lunghe, anche se a volte i canadesi (e le canadesi) hanno così caldo che le vorrebbero tagliare.  Qui a Whistler, sede delle gare di sci alpino, fondo e tanto altro, durante il consueto concerto rock del tardo pomeriggio i ragazzi se la tolgono e iniziano a rotearla in aria. A volte anche le ragazze lo fanno, e in questo caso ci divertiamo di più.

È una forma di ostentazione di identità nazionale per ricordare a tutti che qui lo sport nazionale è l’hockey: un paio di porte, i tuoi pattini e un bastone, e i ragazzini crescono nel mito di Waine Gretzy, la leggenda vivente dell’hockey su ghiaccio, una specie di Gigi Riva dei nostri tempi. L’hockey da queste parti è così cromosomico nelle passioni dei canadesi che il giorno dell’inaugurazione dei “loro” Giochi Olimpici Invernali, a Vancouver i Canucks giocavano la loro partita di campionato. Come dire che il primo giorno delle Olimpiadi di Torino 2006 la Juventus fosse scesa in campo, magari contro il Torino. Folle? Può darsi, ma così è se vi pare.

Carlo Brena / Vancouver