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Gigante maschile, le parole degli azzurri alla vigilia

CategoriaAgonismo23 febbraio 2010

Era il 27 febbraio del 1994 e sulle pista di Hafjell l’Albertone nazionale vinceva l’argento nello slalom ai Giochi Olimpici di Lillehammer. Questa è l’ultima medaglia olimpica maschile che l’Italia dello sci alpino può vantare e Claudio Ravetto, il deus ex machina della nostra squadra, non ci dorme la notte.

“E’ inutile nasconderlo, io la pressione la sento, e ne sento molta” commenta il direttore tecnico dello sci alpino e il comandante di questa spedizione è consapevole di avere una squadra all’altezza, ma sa anche che spesso tra i pali di un gigante o di uno slalom, si nascondono insidie imponderabili.

E allora andiamo a caccia di una medaglia che farebbe sbandierare il tricolore, qui a Whistler, da troppo tempo immobile al vento canadese, e domani (nella notte italiana) nel gigante di Creekside – rinviato di 48 ore causa condizioni meteo – ci andiamo con quattro moschettieri variegati quanto coloriti.

Il primo è Max Blardone che si presenta qui a Vancouver con il suo fans club. Si vede che ‘sti dieci ragazzi ossolani gli voglio proprio bene a Max: avevano prenotato i voli aerei ma poi lo slittamento della gara li ha costretti a ripassare un’altra volta la carta di credito nel POS dell’agenzia viaggi. Una doppia spesa che dovrà essere ripagata solo da una medaglia. Lui ne è convinto: “Quest’anno ho fatto scelte importanti per arrivare al top della forma per l’Olimpiade” sottolinea Max “lavorando serenamente e portando avanti il mio programma, ho fatto tutto quanto era nelle mie possibilità, l’atteggiamento è quello giusto e mi sento carico”. Bene, sembra l’approccio giusto.

Poi ci sono anche le sfortune, come quella che ha colpito Davide Simoncelli. “Settimana scorsa sono caduto a Nakiska durante un allenamento prendendo una botta al ginocchio ma adesso è passato tutto” confessa il ragazzo di Trento “ora la forma è ottima e non vedo l’ora di cominciare”. Bene, e fino qui tutto bene, ma poi ecco che esce il vero Simoncelli: “Ad Olimpiadi e Mondiali ho sempre fatto schifo, lo so, ho fatto schifo… e questo deve servirmi soltanto da stimolo”. Evvai, verrebbe da dire.

Poi tocca a Manfred Moelgg, che se smettesse di sciare potrebbe fare la controfigura a Miguel Bosè: “A differenza dei miei compagni sono arrivato in Canada da più di due settimane” sorride l’altoatesino “ed è stata lunga aspettare tutto questo tempo per gareggiare, però allo stesso tempo ho potuto lavorare bene sia in slalom che in gigante”. Quindi come dire: aspettatemi.

Chiudiamo con Alexander Ploner che fece l’esordio nel 2002 a Salt Lake City chiudendo la prima manche al sesto posto: “Mi ero prefissato di essere al massimo per il giorno della gara, poi l’hanno spostata di due giorni e non so come saranno le cose martedì…”. Umorismo sudtirolese per stemperare la pressione che il presidente Morzenti dice non esserci, ma che l’ambiente vive come una iattura.

Carlo Brena / Vancouver